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Guardali…che meraviglia…che vita!

Avevo pedalato in salita, era caldo, era primo pomeriggio, era il 1978. Arrivato lá, mi ero sdraiato nell’erba, sotto un albero carico di ombra, nel fresco raro del calore di agosto.

Saltano poco, come sempre, come allora, ma quanta energia trasmettono…

Ad occhi socchiusi, raggiunto uno dei miei “eremi” preferiti e segreti nell’attesa di raggiungere poi quella mansardina stipata di cassoni pronti a vomitare watt esagerati, sognavo…sognavo…

Del periodo d’oro ne restano tre su cinque.
Quello del 1941, quello che oggi ha 67 anni, segue da tempo l’ispirazione classica ed orchestrale; dal 2002 c’é un ragazzo del ‘48, che dorme con/sull’/nell’Hammond abbracciato al suo leslie.

…sognavo un palco, le luci abbaglianti, il vociare indistinto e l’adrenalina che sale…i larsen casuali e quelli cercati, i coni che picchiano forte quando gli arriva la prima fiondata di corrente…

Anche quello del 1945 ha lasciato da tempo, fantastico e capriccioso come si addice ad una star (me non ad un insieme). Ora insegue melodie medievaleggianti con la moglie…o forse, solo la moglie medioevale.
Al suo posto, dal ‘94, il piú giovane di tutti, che essere del 1954 potrebbe fare la differenza, ma quando sai essere perfetto e coinvolgente essendo parte di questo gruppo, la differenza la fai, oh se la fai!

…poi il buio. Le lucine rosse delle spie e degli ampli, la tensione del suono registrato e fuori campo che parte e trasporta tutti dentro, tutti…avanti che c’é posto…

Rimangono loro tre delle origini: la voce é del 1945 e bisogna ammettere che nonostante i piedi scalzi e la grande energia, i suoi acuti restano nel secolo scorso e nelle nostre memorie sonore…

…il suono del vento…i flash dei fulmini ed i roboanti tuoni…il volume sale e si fa assordante al picco, per poi ridursi lentamente, come ad allontanarsi…

Metronomo perfetto e mai strabordante o stravagante pur ricco di groove, sorride sornione dal 1945 anche lui e non smette certo ora: bandana in testa, capelli lunghi e grigi sulle spalle e pizzetto grigio anch’esso, trascina alla grande.

Ed ecco che nel buio della sala, coi rimbombi dei tuoni artificiali oramai lontani, dai cassoni neri fluiscono i volteggi a vuoto del leslie Hammond e da lí, le sue prime note…

Da ultimo (ma non ultimo) chi non ha piú rivali da quando il “Bonzo” ha deposto le bacchette su questa terra nell’80. Del 1948, é semplicemente unico ancora oggi a sessantanni come lo era a ventiequalche.

…all’hammond segue charleston, rullante e cassa pearl con il precision bass puntuale. Poche battute e le luci bianche si schiantano in faccia alla prima sequenza re do la della stratocaster…

 

Trent’anni ho aspettato. E ieri sera guardandoli lí, ad un passo da me, so per certo di essere tornato sotto quel grande albero a guardarmi disteso nei miei sogni e a commuovermi di me stesso, quello di allora e quello di oggi, piú gravemente sognatore di allora, probabilmente…

Due anatre partono dalla sponda est e tagliano il fiume con qualche grado di inclinazione.
La loro meta é ben precisa e sanno che per raggiungerla l’ostacolo della corrente avversa andrá opportunamente affrontato, fin dall’inizio…

Potrei scrivere di poco lavoro retribuito troppo o di lavoro duro, notturno, e non riconosciuto, valutato anzi, un po’ sminuito.
Potre scrivere di mio padre e della sua apparente serenitá nell’aver accettato la perduta autonomia, trascorrendo giornate ad aspettare le successive.
Potrei scrivere di mia mamma e del nostro incontro previsto presumibilmente a settembre, dopo piú di quindici anni lei di lá, sotto, ed io di qua, sopra.
Potrei scrivere delle vacanze all’orizzonte, del Mediterraneo che finalmente mi avrá tra circa un mese.
Potrei scrivere di una fonte d’acqua pura a duemilatrecento metri alla quale una cucciola tredicenne corre felice a bere nel tentativo vano di dissetare la sua sete di libertá.
Potrei scrivere della tranquillitá di un amore che comprende, che non é mai in conflitto, che dona a piene mani tutto ció che ha e che incontra, che ride lieve con profonda consapevolezza.
Potrei scrivere di un microchip comunque troppo grande per il mucchietto di pelo del quale ora fa parte dopo averlo violato per non perderlo mai.
Potrei scrivere di Magnum, Blue Steel e Golden di gruppo, come bambini alle giostre, per dodici ore, fino allo sfinimento.
Potrei scrivere di tinte al quarzo e non, di pennello e rulli e acqua ragia o regia e di senso di pulito.
Potrei scrivere di una sigaretta durata due ore in dieci minuti e della mia Stratocaster che, rivista la luce, se la innaffiassi son certo germoglierebbe.

…con apparente facilitá, senza fatica, sono approdate sulla sponda ovest, la meta raggiunta.
Il sole scintilla sull’acqua delle loro scie, per un po’ lí, testimoni di un viaggio.

“…E mai che mi sia venuto in mente, di essere più ubriaco di voi, di essere molto più ubriaco di voi.”

 

In carrozza

Su quella tratta, il treno scivola piano e sicuro: i binari non tradiscono, neppure col gelo.
I passeggeri, ad ogni fermata, si accalcano per salire su quello della sera.
Torino Savona via Racconigi.
Guarda quanta gente, qui a Porta Nuova.
Impiegati, manovali, signore che camminano svelte, militari…
Dai che il capotreno ha giá fischiato…saliamo! Ecco, in questo scompartimento c’é posto: solo un tenente dell’aviazione…sediamoci qui.

Un lieve scossone e ci muoviamo.
Poche decine di metri e la porta dello scompartimento si apre.
Alziamo tutti gli occhi.
E la vediamo. No: ce ne innamoriamo. No, neppure: lui se ne innamora, all’istante, sí lui, il tenentino brillante nella sua divisa blu avio.
Scatta in piedi con un timido sorriso e senza sbattere le palpebre le offre, guardandola negli occhi, il posto vicino al finestrino, neanche quello di fronte a lui fosse occupato.
Lei ricambia il sorriso timido con un brillio di vita negli occhi e con un abbaglio di denti bianchissimi che illumina questa parte di carrozza come un vecchio flash a lampada.
La cappa che lei indossa é nera, con l’interno rosso, la carnagione lievemente abbronzata mette in risalto i lineamenti fini. La gonna nera sotto il ginocchio, le calze velate e le scarpe col tacco, completano un’immagine quasi cinematografica.

Sbuffa e viaggia il treno, ferro su ferro che rotola attraversando le campagne imbiancate dal gelo ed appena appena ovattate da una bassa nebbiolina in quest’inverno del 1953.

“Scusi tenente, che fermata hanno annunciato?” “Racconigi, signora.”
Pensa, talmente persi nelle loro parole non si sono accorti del rallentare del treno.
“oh, ma io devo scendere…mi dispiace signor tenente…”
“spiace anche a me Signora, spero di poterla rincontrare, magari su questa tratta…”
“spero anche io…”
Guardate: lei scende piano, radiosa come solo l’innamoramento sa rendere e lui non la perde d’occhio un istante affacciato al finestrino del corridoio…
Forse si é voltata a salutarlo prima di girare l’angolo…shhhttt…fate finta di nulla…é qui che torna a sedersi, col suo sorriso timido, la divisa impeccabile ed il cuore in tumulto…

Si sposarono nell’estate del ‘54 se non erro e nel ‘55 nacque il figlio del loro amore.
Nel ‘59 lui aveva trentanni e dovette seppellirla.
Disteso nel suo letto, credo l’ami ancora oggi.

L’incontro tra mio padre e la madre di mio fratello, avvenne piú o meno cosí.
 

Spada di Damocle

Sapevo che prima o poi il crine di cavallo avrebbe finito per rompersi.
Come una Spada di Damocle dal 1993.

Il primo lacerarsi nel 2004.
Non erano passati neanche undici anni ed era giá quasi ora.
Doveva essere imminente, roba da pensarci subito.
E cosí feci. Pratiche, pagamenti, variazioni, scelte, tutto in ordine per affrontarla.
Poi, non se ne fece piú nulla. Uno scandalo bloccó tutto.

Nel 2006, mi informai e mi dissero di non preoccuparmi, che non avrebbero fatto nulla a breve e che comunque mi avrebbero avvisato.

Eccoci quindi.
La raccomandata é arrivata oggi, datata 18 Giugno.
Martedí 1 Luglio avró un colloquio in merito.
Al piú tardi a Settembre dovrebbe avvenire “l’operazione ordinaria”.

Nel frattempo, non rimane che scegliere nel ventaglio di possibilitá offerte.

Voleva essere cremata, mia mamma.
Credo sia giunto il tempo di rispettare la sua volontá.

Quattrocento

Dal ventinove settembre duemilacinque ad oggi sono quattrocento (piacere personalissimo e forse un po’ da analista quello di scrivere i numeri in lettere…anche leggerli).

Quattrocento post pubblicati, piú una cinquantina in bozza…bozze di una frase, a volte poco piú che sciocchezze, a volte meno ancora.
Quattrocento testi che dicono di me, di altri, di politica, di sentimenti, di sogni, di realtá, di delusioni, di soddisfazioni, di dolcezza, di amarezza…insomma un pó un misto griglia.

In questo periodo, non riesco a scrivere. Ció che scrivo é noioso ed inutile piú del solito.
Ho riletto qualcosa e trovo che scrivevo cose piú carine tempo fa…mica capolavori, intendiamoci, che nell’attico non ci abito mica io, ma comunque piú belle anche a rileggersi.

Provo a scrivere di politica, ma il voltastomaco sopravviene giá alla prima frase.
Provo a scrivere di amore, ma rileggendomi mi leggo sciapo.
Provo a scrivere della vita quotidiana, ma non trovo il piglio giusto per trovare un senso a ció che scrivo.

Cosí evito di farlo.
Tuttavia, c’é una cosa della quale mi piacerebbe scrivere e cosí ecco che mi cimento, finestre spalancate, infradito, torso nudo, blues in sottofondo, jiji che pisola spalmata sul divano.

Ho conosciuto i suoi amici, i suoi di Lei, circa un anno fa.
Al di lá di una rara eccezione di dissenso-che siccome mi fa comodo, é proprio quella che conferma la regola, anche se ad oggi pare rientrata- tutti loro mi hanno dimostrato una vera accettazione.
Beh, certo -direi io da fuori- non é che potessero trattarmi a pesci in faccia, quanto meno per rispetto nei suoi confronti.
Ma mi sono accorto, soprattutto in questi ultimi tempi, che il loro apprezzamento nei miei riguardi prescinde dalla loro ventennale amicizia con Lei.
Un paio di addii al celibato e conseguenti matrimoni, mi hanno dato la certezza di un regalo grande, di quelli che danno gran soddisfazione, al limite della commozione: l’amicizia e la stima che provano per me é sincera, é per quel che sono e non per il ruolo che rivesto.

No, non sono perfetto come loro sostengono, e neppure cosí saggio come immaginano, anche se é vero che di strada ne ho percorsa piú di loro, ma questo é un effetto anagrafico ed anche il risultato di responsabilitá che con un figlio dovresti sempre voler prendere a braccia aperte.

Al di lá di un paio di eccezioni -e queste comodo non é che lo facciano tanto-, le mie precedenti amicizie, sono evaporate con lo scaldarsi della mia situazione coniugale: quando é stata cotta a puntino, tutte scomparse in men che non si dica. Chi schierato contro, chi sparito…forse l’errore fu considerarle amicizie anziché frequentazioni…ma poco importa: é passato.

Nella storia quadriennale precedente invece, di amicizie non fu dato coltivarne: la gelosia la faceva da padrona assoluta ed io le soccombevo per il quieto vivere (talmente quieto che non appena divenne agonizzante, gli concedetti l’eutanasia, punto e a capo). Passato pure quello, vivaddio.

Oggi invece, con loro, é diverso. E forse, sono diverso anche io. Ogni occasione é buona per una festa, per ridere, per sognare, per progettare, per confrontarsi, per raccontarsi, per una vacanza, per un mojito o per un margarita o una bonarda o una grappa di barolo o tutto insieme nell’ordine che si preferisce.
Al limite di una comune che funziona, che in tanti si sogna e che se un giorno fosse, oggi proprio non mi stupirebbe.

 

Post-giudizio

Beh, sí, perché dopo il pre-giudizio ed il giudizio che altro potrebbe esserci se non il post-giudizio?!

Era l’ultimo dei quattro. Il suo antagonista e l’altra coppia l’avevano abbandonato da piú di un decennio.
Nella sua solitudine, non disturbava proprio nessuno e chissá se ne aveva l’intenzione poi…certo é che potenzialmente poteva creare guai grossi…grossi…diciamo piú grossi, via.
Era talmente tranquillo, malgrado quella paretina esterna criccata che, senza dire niente a nessuno con alcun mezzo, si assicuró con fermezza, tanto…e chi m’ammazzaammé?!
La sveglia, quel mattino, era avvenuta un pó piú presto…ma aveva portato il solito buon sapore di caffé, di prima sigaretta in terrazzo e profumo di bosco dalla collina.
E fino al primo pomeriggio nulla gli avrebbe lasciato presagire la sua fine, anzi: con la naturalezza di sempre e con l’aggiunta di un po’ di calore finalmente, l’avvio della seconda parte della giornata aveva avuto inizio deliziosamente, nonostante alcune nuvole di panna, viranti dal bianco vergine al grigio dubbio, decisero lí per lí di gocciolare radi gavettoni nonostante il cielo terso attorno ed il sole caldo.

Si ritrovó sotto le luci della ribalta, involontario protagonista unico di un triste spettacolo, quasi privato dati i pochi spettatori.
Inaspettatamente -frutto di un pregiudizio assolutamente errato- diede il meglio di sé.
La lancia l’aveva intorpidito profondamente, circondandolo da ogni dove.
La morsa lo stringeva forte e lo faceva ciondolare fin da subito, ma lui no, non mollava: si era assicurato con fermezza d’altronde, mica dava fastidio, perché pensare che sarebbe stato disturbato? Infatti, nella sua certezza, aveva deciso di stringere attorno a sé piuttosto che di diramarsi allargando le sue radici.
L’avversario, dopo un buon quarto d’ora di sforzi e sudore e risultati nulli, lasció la morsa e decise di fotografare la situazione per rifletterci su ed esprimere il suo di giudizio: cosí, poco dopo, lasció la morsa e lavoró di cesello fresandolo nell’angusto angolo fino ad ottenere una netta spaccatura del poveretto in due metá pressoché perfette.
A quel punto, con decisione, la morsa strinse ognuna delle due parti singolarmente e la fece finita in men che non si dica.

In poco piú di trentacinque minuti la sua vita di una trentina d’anni era stata conclusa.

Onore quindi ai poco meno di tre centimetri di ultimo giudizio ancorati all’osso mandibolare inferiore sinistro che ieri mi hanno lasciato: non mi resta che la follia del buon senso…

Quanto costa

non riuscire piú a tenere una sigaretta tra le dita, portartela alle labbra, essere obbligato a smettere di fumare insomma. senza scelta? non poter percorrere venti metri di corridoio e sederti ad un tavolo, non poter infilzare una patata, non poterla masticare? non poter piú leggere nulla? non poter scegliere cosa indossare e non poterla indossare da solo? dover accettare di vestire ció che in tutta la vita non hai mai voluto ma che comprendi cosí é piú facile? non poterti fare la barba o piú semplicemente pettinarti? aver dovuto dare l’addio alle tazze e alle turche che c’é un tubicino, piú facile anche quello?

Quanto costa non essere piú autosufficiente?

No, chissenefrega dell’aumento del 50% della retta. Costa ben di piú. C’entra la dignitá e l’orgoglio, l’amor proprio castrato senza colpevoli, il sapere e tacere che gli addii son stati dati a ben altro che a una stupida tazza di ceramica.

Lo sai, lo taci e mi sorridi…come avrei tanto voluto e solo ora fai…con addosso un collare, inutile che lo sappiamo entrambi; magro che fai paura anche se mi dici che mangi, che il tuo peso forma é dieci chili in piú e che preferiresti averne venti in piú ma poter fumare come prima, come sempre, e camminare fino dal tabaccaio, come hai fatto fino a quattro mesi fa…mi sorridi…

Le lacrime che trattengo spingono forte dietro i miei occhi.
Mi chiedo quanto debbano spingere forte le tue, ma ti sorrido anche io papá.

Per una nuova streghina

“Io ti proteggerò, oh sì ti stringerò e mai niente ti farà del male.
Io ti accarezzerò e poi ti cullerò per farti addormentare.

E ti canterò canzoni di forti emozioni quando fuori tuona il temporale.
E sempre ti sussurrerò quelle dolci parole che so ti fanno stare bene.

Sarà un amore diverso grande come l’universo che il tempo non potrà toccare
farò una casa di carta su un’isola deserta dove il vento verrà a giocare
e una finestra sempre aperta per chi sa volare che da noi possa arrivare, a riposare.

E ho braccia forti e larghe spalle per poterti meglio abbracciare.
E se fa freddo la notte col mio corpo ti potrai scaldare.

E dopo ore e ore e ore d’amore sul mio petto ti farò dormire
e sognerai di ballare a tempo col mio cuore e il sole ti verrà a svegliare.

Sarà un amore diverso grande come l’universo che il tempo non potrà toccare,
piccole cose da riscaldare grandi aquiloni da far volare.

E sarà sempre un nuovo gioco per tenere acceso il fuoco nel lungo tempo da venire,
piccole pietre da trasportare e da seguire per ritornare.

Io ti proteggerò oh sì ti stringerò e mai niente ti farà del male.
Io ti accarezzerò e poi ti cullerò per farti addormentare…”

(Amore diverso - Eugenio Finardi)

C’é modo e modo.
E quando il timore scivola via, c’é spazio anche per apprezzare

Un impeto travolgente ed avvolgente, che accarezza suadente ed impregna tutto senza annegare, imprescindibile piacere quanto bisogno, con un lampo di sole a scaldare, a illuminare…

Tuttavia ora tuona e piove, di nuovo…e la piena non accenna a calare neanche un pochino…

 

…up date

Beh, poteva andare peggio…almeno qui.
E ora c’é persino un timido raggino di sole ed uno spruzzo (sí, sí: spruzzo non sprazzo) di azzurro :-)

 

Take a look

La nuova passeggiata sponda sud

Ponte Isabella, sponda sud

L’onda di piena é attesa per questa notte.
Nulla a che vedere con il 1999 né con il 2000, allora quella scala sul Po per una buona metá era sommersa; tuttavia vale la pena, osservandolo, riflettere sulla sua potenza e su cosa faremmo bene a fare da subito per limitare il rischio che possa dimostrarcela.

Nontiscordardime

Come la sciabolata di luce che tra le nuvole basse silenziosamente adagiate tra le colline, rende brillante ogni cosa, riaffiora dal passato un’immagine che sa di buono…

…quando ero piccolo, i miei affittavano una casetta in montagna, mezza montagna vá che poi eran solo 600metri, a una mezz’ora da Torino, in una valle chiusa.
Accanto al campetto dove giocavamo a calcio tra amici a tutte le ore, campetto a cui si andava rigorosamente in bicicletta, su e giú per la valle, scorreva un torrentello.
Ogni giorno d’estate, dopo un bel po’ di corse e calci, tutti sudati, lo si raggiungeva ed in un punto dove si chetava formando un piccola polla di meno di un metro quadro, ci si sdraiava pancia sotto sulla ghiaietta a bere ettolitri d’acqua fresca, limpida, morbida.
Il suo sapore unico, indimenticabile, ancora oggi ritorna e brilla di bontá, di senso, di magia, come un giardino che fiorisce, come rose imperlate dalla pioggia, come piselli sgranati a mano, come frutta raccolta e poi composta, come pedalate a perdifiato…

Per quanto le nuvole siano ancora lí, tra le colline, a rilasciare infinite gocce, la certezza che il brillío di un istante é sempre pronto ad illuminarci, sa ricordarci quanto sia cosí semplice una luce e quanto possa dare.

Ricordiamocelo, sempre, anche per chi non lo sa, per chi l’ha dimenticato e per chi non puó vedere

Reaction

Ai Candidati alla guida del Paese
nelle elezioni politiche 2008

 

Le scelte energetiche per il futuro dell’Italia

Siamo un gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di informare la classe politica ed il Paese riguardo la crisi energetica e climatica incombente, che minaccia di compromettere irrimediabilmente la salute ed il benessere delle generazioni future.

Tutti gli esperti ritengono che sia urgente iniziare una transizione dall’uso dei combustibili fossili a quello di altre fonti energetiche, così che possa essere graduale. Riteniamo che l’opzione nucleare non sia opportuna per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, esposizione ad atti di terrorismo, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari.
Sollecitiamo pertanto chi guiderà il prossimo Governo a sviluppare l’uso delle fonti di energia rinnovabile: eolica, geotermica, idroelettrica e, in particolare, solare nelle varie forme in cui può essere convertita: energia termica ed elettrica, combustibili artificiali, biomasse. Il Sole, infatti, è una stazione di servizio inesauribile che in un anno invia sulla Terra una quantità di energia pari a diecimila volte il consumo mondiale.
E’ quindi urgente sviluppare al massimo l’utilizzo di questa fonte su larga scala. Per limitare i danni della crisi energetica e climatica che si sta delineando, è necessario fare in modo che i cittadini italiani, a cominciare dagli studenti di tutte le scuole, acquisiscano maggiore consapevolezza sulla delicata situazione in cui si trova il nostro Paese.

Il risparmio  energetico, l’uso più efficiente dell’energia ed in particolare delle energie rinnovabili, lo sviluppo della ricerca scientifica sono le azioni necessarie per affrontare il difficile futuro che ci aspetta e per lasciare in eredità ai nostri figli un Paese vivibile. In questa grande sfida scientifica e tecnologica si gioca anche il futuro industriale ed occupazionale della nostra nazione che non possiede risorse significative di combustibili fossili e nucleari e che, quindi, non potrà ambire ad una maggiore indipendenza energetica se non rivolgendosi all’unica risorsa di cui abbonda: l’energia solare.

Comitato promotore
Vincenzo Balzani (Presidente), Università di Bologna
Vincenzo Aquilanti, Università di Perugia
Ugo Bardi, Università di Firenze
Sebastiano Campagna, Università di Messina
Michele Floriano, Università di Palermo
Elio Giamello, Università di Torino
Francesco Lelj Garolla, Università della Basilicata
Giovanni Natile, Università di Bari
Gianfranco Pacchioni, Università Milano-Bicocca
Renzo Rosei, Università di Trieste
   Nicola Armaroli, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Salvatore Califano, Università di Firenze
Luigi Fabbrizzi, Università di Pavia
Giovanni Giacometti, Università di Padova
Giuseppe Grazzini, Università di Firenze
Luigi Mandolini, Università La Sapienza, Roma
Giorgio Nebbia, Università di Bari
Paolo Rognini, Università di Pisa
Franco Scandola, Università di Ferrara
Rocco Ungaro, Università di Parma

18 marzo 2008

Va da sé, che questa sia stata la decisione dei Piloti del Paese.

Una breve analisi? Non credo sia il caso: basta dare le spiegazioni mettendosi nei panni da Piloti (meno arduo di quel che si possa immaginare) e da pilotati (semplicissimo) a queste frasi:
1)necessità di enormi finanziamenti pubblici;
2)insicurezza intrinseca della filiera tecnologica;
3)difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive;
4)stretta connessione tra nucleare civile e militare;
5)esposizione ad atti di terrorismo;
6)aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri;
7)scarsità di combustibili nucleari.

Tuttavia, almeno per i rischi, questa é la realtá:

 

 

 

 

Timidamente

 

Forse la Primavera ce la fa…

In fondo, se ce l’ha fatta lui con tutta ’sta pioggia…

 

Credo nella democrazia;
credo che chi vince debba fare e chi perde anche, controllando;
credo che il popolo in quanto sovrano dovrebbe avere la possibilitá di controllare ció che chi ha vinto sta facendo, in presa diretta, e utopicamente senza colloqui a porte chiuse;
credo alle critiche costruttive e non a quelle distruttive senza alternative;
credo nel confronto continuo e nel rispettoso ascolto reciproco;
credo che il nostro Paese abbia tanti e gravi problemi;
credo sia una pessima abitudine quella di spacciare per prioritari problemi minori per distogliere l’attenzione da quelli piú gravi e di piú difficile soluzione;
credo che molti problemi siano indissolubilmente legati alla soluzione di altri;
credo che tanta carne al fuoco possa non bruciare solo se opportunamente seguita;
credo che le leggi debbano essere rispettate;
credo che le leggi debbano valere per tutti;
credo che ad ogni legge infranta debba corrispondere la comprensione del perché;
credo alla presunzione d’innocenza;
credo che l’illegalitá non abbia etá, sesso, colore, razza o religione;
credo che per quanta impressione e fastidio diano una manciata di braccia tese, non potranno fare piú danno delle tre dita a p38 di trent’anni fa, per quanto danno anche allora fu fatto;
credo nella coscienza del nostro popolo;
credo che il 2008 non disti solo 70 anni dal 1938, ma disti anche piú di 6.000.000 di morti innocenti e svariati governi, statisti, istituzioni anche religiose disumanamente e volontariamente cieche oltre ad una possibilitá di informazione e comunicazione ed intervento non paragonabile;
credo che nessun mio compatriota permetterá il ripetersi della storia a prescindere da tutto;
credo che i campi nomadi, spesso popolati da svariate nazionalitá, debbano prevedere dei distinguo importanti riferiti alla legalitá e non alla provenienza;
credo che esistano dei campi non nomadi che meritano la stessa e forse maggiore attenzione, anche se piú a sud;
credo che ogni violenza debba essere punita;
credo che ogni violenza verso i minori debba essere punita severamente ed esemplarmente;
credo che ogni violenza sessuale debba essere punita con una severitá inversamente proporzionale all’etá della vittima e che non possa prevedere un reinserimento se non a discrezione della vittima stessa, a maggior etá conseguita;
credo molte altre cose, ma soprattutto credo nell’essere umano, a priori.

 

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