Signor Presidente del Consiglio,
per quanto ci tenga a sottolineare che non ho minimamente contribuito all’ottenimento del titolo con il quale si fregia (in mancanza di meglio, dirá lei ovviamente), di fatto lei governa il mio Paese e, quindi, anche me.
Le scrivo principalmente per un motivo.
No, non pensi ad un’altra domanda quanto meno imbarazzante, di quelle ce ne sono giá tante in giro per lei e tutte rigorosamente senza risposta.
Ai tempi dei galantuomini, si diceva che domandare é lecito, rispondere cortesia. Ma si sá, si vive in questi altri tempi. Tempi in cui di Signori, quelli con la nobiltá d’animo, la lealtá, la saggezza, l’onestá, ed altre virtú, ne rimangono pochi e sono tutti tristemente emarginati. Tempi in cui peró ci sono i cosiddetti signori, quelli con la “s” minuscola, appellativo conseguito attraverso il potere, economico o politico poca importa: é comunque potere, capace di sopraffare in un qualche modo chiunque possa ostacolare il percorso verso il raggiungimento dell’obiettivo.
Penserá che sono un comunista e si sbaglia solo in parte: nel profondo lo sono ancora, nei princípi mi ci ritrovo sempre ma nell’assenza mi sento un po’ orfano (assenza, sí, perché in Italia é rimasto solo piú lei e i suoi piú fedeli yes man ad essere convinti che il comunismo esista ancora, ma tant’é).
Quindi sono solo un uomo che crede nel buon senso e nell’onestá; e credo nelle Istituzioni del mio Paese e nella Giustizia. Per quante parole potrei scrivere ora in merito ad ognuno di questi argomenti, non lo faró poiché il fine di questo scritto é un altro.
Il motivo per cui le scrivo é per dirle che il Paese che vorrei per mia figlia e per le generazioni che verranno ed anche per me é un Paese che sia governato da un essere umano che possa essere chiamato Signore. Che abbia l’intelligenza di comprendere che non ci sono piú destra e sinistra e centro ma solo buon senso. Che abbia la scaltrezza e la diplomazia necessaria per affrontare ogni avvenimento ed ogni problema con il fine di garantire a chi é governato di essere fiero del Paese in cui vive e delle scelte che, per quanto impopolari e complicate, nascono dall’esigenza di proteggere tutti, anche quelli che non l’hanno votata.
Perché, son certo non le sará sfuggito, lei non governa solo i “suoi” elettori (o presunti tali, considerando il nostro sistema elettorale) ma anche coloro i quali proprio non l’avrebbero voluta lí dov’é. Ma questa é la democrazia, lei lo sa, cosí come son certo sappia d’aver giurato fedeltá alla Costituzione di questo Paese in cui regna una democrazia speciale, quella parlamentare.
Inutile entrare nel merito delle sue contraddizioni, delle sue incoerenze rispetto al ruolo che riveste, della sua vita privata che -almeno nell’ambito del legale- riguarda il Paese solo nel momento in cui, affiorando, porta alla luce comportamenti sconvenienti a chi da lei é rappresentato, ovvero tutti gli Italiani. Inutile anche sottolineare che ci son stati Paesi ben piú grandi del nostro governati da ex attori che fino a poco prima brandivano spade barbare o addirittura cavalcavano mustang nelle praterie giocando ai cow boys, e quindi potenzialmente in condizioni anche piú ridicole.
Ma ritengo, per concludere, che non sia inutile (e comunque non voglio lasciare non scritto) farle presente che l’unico vero successo di uno statista da che tempo é tempo é la memoria che lascia di ció che fa.
Pensi ad uno qualunque dei capi di governo nostri o stranieri, di ieri o del passato piú remoto e per ognuno cerchi di abbinargli il primo fatto eclatante che glielo ricordi: mi piacerebbe avere un Presidente del Consiglio che non si ricordi per le imbecilli barzellette che fan ridere solo i suoi yes man, o per le giovani fanciulle a palazzo Grazioli e a villa Certosa, o per i duetti con Apicella bandana e chitarra, o per le corna nelle fotografie di gruppo come alle elementari, o per il gioco a nascondino con tanto di cucú, o per l’assoluta mancanza di classe e galanteria verso una donna che seppur avversario politico merita comunque rispetto, o per tanti altri accadimenti anche piú pesanti che potrei citare e magari anche ipotizzare (…).
Tutti abbiamo una dignitá umana. Poi possiamo giocarcela vivendo.
Pochi peró hanno l’onore e l’onere di rendere la propria a rappresentanza di un popolo. E lei é tra questi.
Non credo sia piú in tempo per recuperare la sua e di conseguenza la nostra, ma rendersene conto sarebbe giá un bel passo avanti.

