Aveva attraversato cieli tersi e tempestosi, sopportando temperature rigide e scottature fastidiose, approfittando di venti tesi in notti stellate.
Quando la mano si aprí settimane prima, per dargli la libertá, gli occhi lo guardarono allontanarsi soddisfatti e dietro ad essi una domanda che nasceva da una speranza. “Chissá dove andrai e per quanto lo farai, chissá se chi ti incontrerá proverá la stessa mia gioia, la mia emozione …”
Colorato, teso come solo lui poteva, trascinava dietro di sé quello che a chiunque appariva un cordino ma che in realtá era l’unica áncora di salvezza possibile per approdare in altri porti, tra altre dita.
Fu al tramonto di un giorno d’inverno pieno di sole di primavera anticipata, che l’áncora si agganció in una gelosia e lo fece entrare nella finestra aperta; traballante si distese sul parquet caldo a riposare, finalmente. Non piú teso, sbiadito, stanco, lottava per le sue curve, quasi rugose oramai.
Lo scoprirono muoversi appena nell’aria leggera.
Giovani dita impazienti fremevano nell’attesa di attorcigliarsi all’áncora mentre copie piú grandi delle stesse, pazienti, rifocillavano d’aria con cura ed attenzione l’avventore.
Nel mentre i visi si allargavano e si distendevano, insieme al suo.
Nascono un pó cosí, si lasciano scoprire, si fanno seguire, restano e vanno, si scambiano per indole, attraversano qualsiasi avversitá e si ritrovano felici.
Comunque ed ovunque appaiano, il contagio é garantito.
etciù! contagiata!
Grande Ste!
Scriverò anch’io..é quello che ci vuole. Per intanto.comincio da qui