Ho ascoltato un pó i loro figli e le loro vite cresciute sconvolte.
Alessandrini, Tobagi, Casalegno raccontavano dei loro padri i prima, i durante, i dopo e l’oggi.
Il figlio di Alessandrini, tra le tante cose, ha sottolineato quanto sia raggelante pensare che lui, a 37anni, ha vissuto piú di quanto sia stato concesso a suo padre.
E in generale, questo vale anche per gli altri.
Il giudice Emilio Alessandrini, quella mattina, accompagnó suo figlio a scuola come sempre e dopo averlo lasciato, percorse duecento metri, ignaro che sarebbero stati i suoi ultimi.
Il giornalista Casalegno, rientró per cena dal giornale e nell’androne di casa gli venne chiesto da un uomo se era lui Carlo Casalegno e, a risposta affermativa, venne ucciso.
Un altro giornalista, Walter Tobagi, cadde a metá di una mattinata qualsiasi sotto cinque colpi di pistola, l’ultimo di grazia.
Insieme a loro, ho ascoltato un pó Ezio Mauro e Giuliano Ferrara, intervistati da Giovanni Floris.
Concordo con molte affermazioni, inparticolar modo che la mancanza di allora in chiarezza, trasparenza, rispetto della Costituzione e verso il popolo italiano , é la stessa mancanza di oggi ed é la responsabile assoluta della persistenza attuale di quella matrice di violenza di allora che non é affatto scomparsa e che ancora oggi regola non solo la dialettica politica ma anche quella giornalistica.
Tra gli esecutori materiali e i mandanti dei fatti di sangue degli anni 70, ce n’é qualcuno che ha scontato la pena. Credo sia giusto che debba essere possibile e non ostacolato il loro reinserimento nella societá ma credo anche che ció debba prevedere delle limitazioni, quanto meno dettate dal rispetto dovuto a chi ha ingiustamente pagato scontando pene imposte da chi non aveva alcun diritto di farlo.
Tralascio il senso del buon gusto e del pudore.
Credo sempre piú che l’unico fatto che potrebbe consentire una vera svolta positiva al nostro Paese, sarebbe un atto di onestá, d’amor di Patria in concreto: tutti coloro che allora giá c’erano ed hanno taciuto ed ancora tacciono, o peggio hanno nascosto e nascondono dietro al loro potere politico, la veritá a cui il popolo sovrano ha diritto, lascino il posto che occupano: hanno dato e preso oltre ogni limite e nulla potrebbe compensare.
Abbiamo bisogno di credibilitá che sia fondata sul pulito, non sui dubbi oramai divenuti certezze.
É il nostro Paese. É il futuro nostro e dei nostri figli.
Nessun figlio potrá riavere ció che gli é stato tolto per sempre ma ogni figlio ha diritto ad avere il proprio Paese.
abbiamo visto lo stesso programma. e fatto le stesse considerazioni, o quasi.
anche noi che figli siamo stati, ne avemmo avuto diritto
ne abbiamo ancora Basker, come ne hanno i nostri ed anche quelli degli altri che, volenti o nolenti e per quanto brevemente, saranno il nostro futuro.
eh. invece sono incancreniti lì e non si staccheranno mai dalle loro poltrone. io speranza non ne ho.
ascoltando quei figli mi è tornata addosso la paura, come una nebbia spessa, grigia, pesante, avvolgeva i miei giorni di quegli anni adolescenti.
piombo, anni di piombo.
sono (siamo) stati fortunati, ci è toccata solo la paura, non il lutto.
ciò che mi riesce difficile districare ancora oggi è la contraddizione.
In classe con me, al liceo, c’era la sorella di Barbone. Nello stesso liceo c’erano i figli di Tobagi. Abbiamo sentito sulla pelle l’assurdo intollerabile dell’omicidio. Di qualsiasi tipo. Eravamo piccoli, ma l’avevamo capito.
Il mondo è fatto di padroni e sfruttati. A dire queste cose si passa per imbeccilli e comunisti; che poi di questi tempi é la stessa cosa. Io credo ancora. Credo ancora nell’uguaglianza e nella libertà. E anche nella fratellanza. E ogni gesto, ogni pensiero, ogni progetto aderisce a ciò. Il personale è ancora politico, checché se ne dica.