Una distesa bianca la santa madre rossa, vento pungente piú dei fiocchi gelati intermittenti; l’imponenza della piazza ridimensionata, forse perché né santa né madre ma solo rossa; i colori e l’oro delle cupole forse loro sí un po’ piú sante e un po’ piú madri; il rosso ancora dei muri affacciati sul fiume quasi ghiacciato che come braccia sembrano trattenere altre cupole dorate che é bello pensare vorrebbero andare altrove. Sulle torri una stella, rossa anch’essa. Luci studiate, previste, impressionanti come voluto. Qualche centinaio di metri e le luci sfavillanti delle vetrine di Cartier, Armani, Chanel si dissolvono nel triste piattume in uniforme di chi quelle vetrine neppure le guarda, che lí non ce n’é nemmeno per un cane fedele, che per essere grandi guarda che differenze.
Esco dalle nuvole e volo alla loro altezza, appena qualche decina di metri sotto i miei occhi. L’orizzonte in fiamme in una sottile linea rossa, compresa tra l’azzurro e l’acciaio delle nuvole. Dura un po’ piú di un attimo. Salgo e la linea si allarga in una moltitudine di nuances rosse, mentre la distesa acciaio incomincia a brunirsi delicatamente. Quest’istante di rara bellezza mi rapisce fino a sparire, inghiottito dal blu notte, dai motori che rallentano, dalle luci laggiú, dai flap che muovono per portarmi verso terra.
Il carosello tre mi restituisce il bagaglio mentre l’mp3 mi attraversa con Highway Star. Mi piace camminare per gli aeroporti in giacca e cravatta e hard rock a palla: qualcuno sembra mi guardi…forse i fili degli auricolari stonano con la cravatta, o forse é solo il volume che é alto: dubito che diversamente qualcuno sospetterebbe il loop metallico che invece fluisce nel cervello.
La porta a vetri dell’uscita si apre; al di lá della barriera occhi attenti a riconoscere chi torna…non sono da meno, io, anche se sono dalla parte di chi torna: il rosso dei tuoi capelli lo riconosco che é un istante, che mi allarga un sorriso soddisfatto sulle labbra e negli occhi e nel cuore, che mi porta da te in tre passi per abbracciarti forte e dirti piano: “…finalmente casa…”.