non riuscire piú a tenere una sigaretta tra le dita, portartela alle labbra, essere obbligato a smettere di fumare insomma. senza scelta? non poter percorrere venti metri di corridoio e sederti ad un tavolo, non poter infilzare una patata, non poterla masticare? non poter piú leggere nulla? non poter scegliere cosa indossare e non poterla indossare da solo? dover accettare di vestire ció che in tutta la vita non hai mai voluto ma che comprendi cosí é piú facile? non poterti fare la barba o piú semplicemente pettinarti? aver dovuto dare l’addio alle tazze e alle turche che c’é un tubicino, piú facile anche quello?
Quanto costa non essere piú autosufficiente?
No, chissenefrega dell’aumento del 50% della retta. Costa ben di piú. C’entra la dignitá e l’orgoglio, l’amor proprio castrato senza colpevoli, il sapere e tacere che gli addii son stati dati a ben altro che a una stupida tazza di ceramica.
Lo sai, lo taci e mi sorridi…come avrei tanto voluto e solo ora fai…con addosso un collare, inutile che lo sappiamo entrambi; magro che fai paura anche se mi dici che mangi, che il tuo peso forma é dieci chili in piú e che preferiresti averne venti in piú ma poter fumare come prima, come sempre, e camminare fino dal tabaccaio, come hai fatto fino a quattro mesi fa…mi sorridi…
Le lacrime che trattengo spingono forte dietro i miei occhi.
Mi chiedo quanto debbano spingere forte le tue, ma ti sorrido anche io papá.
Mi dispiace. Un abbraccio ed in bocca al lupo…
capisco perfettamente e condivido, avendolo vissuto già.
un abbraccio forte e continuate a scambiarvi i sorrisi, ste, non c’è altro da fare.
(lo sia che sono una dura….mi viene da piangere.
Un caro saluto, Ste)
occavolo.
costa.
(un abbraccio)
Costa caro per tutti, Stefano.
Costa piangerne ancora a venticinque anni di distanza.
mi dispiace….è dura, sì. c’è poco da fare. ti abbraccio…..
alla fine si fa pace..con tutti i vuoti che ti sei portato avanti e finalmente hai depositato in un cassonetto. La vita ha azzerato tutto..lui adesso ti chiede di allungare una mano, e tu sei finalmente in grado di farlo allungando anche il cuore.
un abbraccio, ste
sono già stata in quei corridoi, in quelle stanze, a sentire quegli odori, pensando a tutto quello che è passato, e non tornerà, al tuo genitore che non è più altro che una fotografia. tutto ti fa pensare che ora l’adulto sei tu … coraggio!
Ste, questa cosa mi fa pensare che c’è un momento, un momento nella vita di ognuno di noi, in cui i ruoli tra genitori e figli si scambiano, si mescolano inesorabilmente… e forse è il momento in cui si diventa davvero adulti.
io su questo non ho molto da dire. perciò vorrei lasciarti solo un abbraccio. forte.
s.
Quando persi mia madre, quindici anni fa, iniziai a crescere davvero.
Con lei il legame era diverso rispetto a quello con mio padre.
Il passato é passato; a qualcosa sará servito ma é passato.
L’ora e il qui richiedono altro e spero d’averne sempre, finché servirá che temo sará per molto.
Grazie delle vostre parole, valgono un sacco.
un abbraccio anche da me. immagino che sia un dolore fortissimo e ci vuole una grande forza (che tu hai) per non crollare. coraggio.