tenerti tra le mani
saperti tutta lí
sorriderti un po’ di nascosto
farti sentire che non soffro quasi
solo un pochino di dolore nel mio abbraccio
e poi asciugarti dalle gocce
adagiarti piano
farti scivolare un pochino
accarezzare quel cubo di metallo
e lasciarti il mio sorriso piú vero, prima del cemento.
Il Dieci Marzo, come sempre, ti porteró il fior di pesco Mamma.

che bella questa tenerezza, ste
io me lo sono portato a casa, come una volta i lari.
le hai fatto la cortesia che ti aveva chiesto… le hai aggiustato un pochino l’abito che non indossa più, perchè nel suo giardino non serve, lì non si può avere freddo nè essere in disordine… ma te l’aveva domandato con grazia, e sarà felice della vostra gentilezza.
come al solito, sugli alberi dei frutteti, anche se i rami sono ancora carichi di neve umida, si stanno gonfiando le gemme.
mi ha sempre colpito tanto che lei fosse nata il 10 marzo e morta il 10 marzo. come un tornare alla nascita.
adesso nessuna falda acquifera potrà fare scempio delle sue spoglie..è finalmente dignitosamente essenza.
ti lascio il mio abbraccio che sa di buono, di sorella, di affetto.
e tu sei un fiore d’acciaio.
Ma non è un film.
Baci.
abbraccio….
io non sono più andata al cimitero. non sono lì, il corpo dei miei che non ci sono più per me è come un vestito smesso, finita la vita, le emozioni che lo agitavano, il dolore, l’amore, le sensazioni, usciti questi, resta una spoglia vuota, e resta la solitudine.
Vi sia lieve incontrarvi di nuovo, casualmente, in qualche parte del mondo.