Quando ho finito di imboccarti, per fare un po’ di conversazione, ti ho fatto una domanda.
Mica a caso. Scelta.
Cosí, considerando che stavamo festeggiando i tuoi ottant’anni, ti ho chiesto quale fosse tra quelli tondi -dieci, venti, trenta…- il compleanno che ricordavi come piú importante.
Ci hai pensato su un pochino, mica molto e mi hai risposto piú o meno cosí.
“I quaranta. Perché a quarant’anni ti rendi conto di quante cose credevi di sapere ed invece ignori e di quante ancora non sai, prendi coscienza di te, consapevolezza e con maturitá rinnovi la curiositá per la vita.”
Ammetto d’aver sempre provato un certo fastidio nel sentire persone dirmi della mia somiglianza a te, papá. E credo di aver capito -e non risolto- le ragioni del mio fastidio, che peró non riporteró qui, almeno ora.
Tuttavia, non voglio non ammettere che in quest’ultimo anno ho scoperto di te aspetti che mai avevi mostrato prima, sia affettivamente che umanamente e che apprezzo molto.
Rimagono ferme le mie speranze per i miei ottant’anni, ma sono sicuro che anche per me i quaranta saranno gli anni che ricorderó come i piú importanti e per le stesse tue ragioni.
Ora, non mi resta che imparare il tanto che non so.
Com’ècentrale questo rapporto, per te; in questo brano, c’è una vita.
Buona Pasqua, Stefano
strano destino. quello di combattere un genitore e poi arrendersi all’evidenza : dell’avere qualcosa di simile, e di ringraziare per averlo.
fare pace con questo vuol dire crescere e chiudere i conti con il passato.
come sempre, cristina
A me i quaranta sono arrivati in un momento di estrema claustrofobia.
E ce ne ho messo, di tempo, per liberarmene.
Tutto questo per dire che spero nei cinquanta…
giusto, sì….anche per me non sono stati i quaranta, ma più in là, ma è così.
e ha ragione cristina, anche se non è semplice…
e mica a caso Moretti diceva “uno splendido quarantenne”.
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