Le Molinette é un ospedale. Il San Giovanni “vecchio”.
É immenso e c’é di tutto.
I sotterranei che lo percorrono ricordano un po’ un essere vivente, con quelle ragnatele di tubi dell’acqua, del riscaldamento, dell’elettricitá a mó di vene e arterie, e quel via vai di carrelli dei pasti, di barelle piene e vuote, di esseri umani piú o meno indaffarati, piú o meno sofferenti, piú o meno smarriti, sconsolati, (in)consapevoli come glubuli vari.
Quando l’ho attraversato insieme a te e alle due infermiere che guidavano la barella, alla partenza hai iniziato a raccontare i tuoi ottant’anni dall’inzio e quando siamo arrivati eravamo poco dopo il tuo secondo incontro con la tua futura prima sposa, secondo incontro avvenuto esattamente come il primo ma esattamente 6 mesi dopo. Esattamente.
É stato allora che mentre ti salutavo rassicurandoti che mi avresti trovato lí uscendo dalla sala operatoria, mi hai chiesto di pregare la tua seconda sposa, la mamma. La mia.
Oh cazzo: in tante settimane di quotidiani pranzi e cene, non mi hai mai detto nulla di lei, neppure un aneddoto, un ricordo, un pensiero ed ora ecco che sul baratro del chissá-se-me-la-cavo…
L’ho pregata, certo, come avrei potuto non farlo? e credo abbia ascoltato e provveduto. Son certo che non avrebbe mai potuto chiedere a me qualcosa che lei non avrebbe fatto, seppur con diverse modalitá: ecco perché credo di sí.
É passato circa un mese da allora. L’operazione é andata bene, sei tornato sulla sedia a rotelle in quella che oramai é la tua casa da 5 anni, la tua malattia rara te la terrai ma va molto meglio, l’umore resta invidiabile e ieri hai mangiato da solo dopo svariati mesi.
Perché lo scrivo? Per ricordarmene rileggendomi, per non dimenticare ció che penso oggi in merito a quando non saró piú autosufficiente e per ricordare quel che ci siamo scambiati dal 5 agosto scorso, che c’é sempre qualcosa da imparare, non foss’altro quanto siamo fragili.
facciamo finta di essere dei soldatini coraggiosi, ma io credo che siamo ancora più fragili di quanto ci sentiamo nei momenti bui…ma con un po’di attenzione ce la facciamo. forse.
ti leggo e penso che dovrei cercare di essere migliore. Ma non lo sono.
Sai Michelina, tutti dovremmo esserlo. Migliori intendo ed io per primo.
Ma la questione é che é la vita che puó permetterci o meno di provarci, quando ti mette davanti fatti da affrontare.
E a prescindere dalle nostre scelte di allora, alle nostre decisioni, possiamo imparare qualcosa guardandoci alle spalle.
Ecco…appunto…alle spalle: davanti avremo ancora altri fatti che la vita ci offrirá.
Mi manca un po’ questo blog…forse mi torna voglia di scrivere?
(sperém)
speriamo stefano che tu torni. perchè leggerti fa sempre bene. tu sei uno di quelli che scrive come mangia, che racconta le cose chiamandole con il loro nome, che non si arrampica sui vetri per inventarsi parole che manco il devoto-oli conosce..per questo manchi.
perchè ogni tanto si gira su certi blog e si leggono cose scritte in aramaico, che ti chiedi se sei tu che non sai leggere l’aramaico o loro che non lo sanno scrivere.
quanto allo zio…ce l’ha fatta, tu sei stato ammirevole, ed io e te sappiamo perchè.