É sull’onda emotiva della trasmissione Che tempo che fa di questa sera, con lo speciale Dall’Inferno alla Bellezza con Roberto Saviano che ha raccontato alcune storie con un unico fil rouge, la parola, che scrivo ora.
Scrivo altre parole.
Parole che non sono un elogio ad un grande scrittore dei nostri tempi né ad un sublime narratore di ogni tempo.
Parole che non entreranno, se non marginalmente, nel merito del potere e della pericolositá degli scritti, per chi le scrive, per chi le legge e per chi, in un qualche modo, le subisce o se ne avvantaggia.
Parole che non hanno alcuna ambizione di paragone con quanto ho ascoltato per due ore e mezza, né tanto meno vogliono essere un loro compendio di alcun genere.
Sono peró anch’esse parole.
E, tra loro, una sola, unica riflessione -tra le mie tante- di questa sera.
Qualcuno.
Ascoltare.
Trasmettere.
Pensare.
Parole.
“Nulla andrá perduto fino a quando ci sará qualcuno che ascolta o legge le parole scritte da altri ed usa queste per pensare.”
Piú o meno queste le parole in una sua frase.
Ed é l’unica citazione -piú o meno precisa- che riporteró in queste poche righe. La riporto perché é fondamentale.
Ció che ognuno di noi scrive, e poi rende pubblico, trasmette, comunica qualcosa.
Potrá trattarsi di un’emozione, di un amore, di uno sfogo, di una rabbia, di un fatto all’apparenza banale, di un accadimento straordinario, di una denuncia, di un annuncio. Di una tragedia o di una gioia. Di poco o di tanto. Ma in ogni caso é qualcosa che é parte della vita di chi scrive o che almeno quella vita ha sfiorato, toccato, cambiato.
Chi leggo, chiunque io legga (sí, ammetto che se da una parte é vero che scrivo molto piú raramente rispetto ad un tempo, leggo praticamente con quotidianitá i blog del mio blog roll ed anche gli arretrati, quando mi capita di accumularne qualcuno) scrivevo che chiunque legga, mi comunica qualcosa di suo che, a prescindere dal suo volere, diventa anche mio.
Ed é proprio l’appartenenza delle parole e dei pensieri di altri ció di cui scrivo in questo post.
Ció che io scrivo, viene letto da qualcuno che se ne impossessa, lo fa suo ed in qualche modo lo usa. Magari per dimenticarlo e cestinarlo all’istante; o magari per pensare ed elaborare una posizione diversa da quella in cui credeva o magari solo per convincersi che il suo pensiero é il migliore; oppure ancora per discuterne con altri e trasmetterlo, a sua volta.
E poco importa del contenuto, se aver letto ed essersi impossessato di un’avventura, di un’emozione, di una denuncia, di un concetto, ha portato a crescere, se ha portato ad una coscienza piú consapevole, se ha permesso tra chi ha scritto e chi ha letto una sorta di silenziosa sinapsi capace di creare qualcosa di nuovo, anche se magari solo appena differente.
Ogni blog mangia e beve delle nostre parole.
Non serve altro.
E non c’é obbligo quotidiano di scrittura né di commento.
Ogni blog che chiude, non permette piú a nessuno di rileggere qualcosa che, avendolo scritto pubblicamente, abbiamo condiviso, che é divenuto parte di noi.
Saviano ha iniziato con l’Iran e con Neda ed ha finito con la Cecenia e con Anna Politkovskaja, passando per Castel Volturno e per i gulag sovietici.
La parola ha un potere immenso, immenso quanto la sua pericolositá.
Ognuna di esse, ha un suo valore e peso, variabile in ogni contesto ed é onesto conoscerlo a priori, prima di usarle.
Ma una volta noto, é egoista non scrivere.
E la nostra fine non leggere.
Ecco quel che siamo.
Nov 09 12 Ascolti tv,
record per Chi ha incastrato Peter Pan? (30,28%). 20% per Montalbano, 11,44% per Che tempo che fa, 11,24% per X Factor
bella, quella frase. fondamentale.
gli ascolti, purtroppo la massa oggi è questo.
..passando per pata pata di Miriam Makeba!
Baci Ste, speriamo di rivederci presto, che quando guardo i lmondo, a volte, la voglia è di far finta di nulla rifugiandomi solo nelle cose che mi danno conforto.
chi ha incastrato questi bambini ?
http://www.terredeshommes.it/campagna-sms-48543.php